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Cenni storici del Museo Cervi di Gattatico

Posted by: davide | 2 aprile 2009 | No Comment |

Il Museo Cervi si trova nella bassa pianura reggiana ed è ambientato nella casa della famiglia Cervi che vi abitò dal 1934. È un’ampia struttura colonica sita a I Capirossi, un podere che si estende per 53 biolche reggiane (pari a circa 16 ettari) al confine tra i comuni di Gattatico e Campegine.
Il Museo Cervi nasce come sviluppo della raccolta degli oggetti che la famiglia dei sette fratelli Cervi aveva conservato fin dagli anni della guerra e di quelli donati successivamente (materiali a stampa e manoscritti, riconoscimenti e decorazioni ufficiali, album, cimeli, opere d’arte). Insieme alla riqualificazione della struttura, è stato riallestito l’intero percorso di visita secondo un itinerario che partendo dalla straordinaria esperienza di vita, di lavoro, di lotta della famiglia Cervi dà testimonianza del complesso tessuto culturale, politico e sociale che caratterizza le campagne emiliane nella prima metà del XX secolo: il lavoro nelle campagne, l’antifascismo e la Resistenza, la costruzione della memoria dei Cervi nel dopoguerra. A conclusione dell’esposizione storica è possibile visitare le stanze in cui viveva la famiglia Cervi.
Al percorso storico si intreccia il percorso narrativo, che utilizza sia le parole lasciate da tanti protagonisti, sia alcune testimonianze video.
Oltre agli oggetti e ai documenti disponibili, legati alle attività lavorative della famiglia Cervi (pochi relativi alla lotta antifascista e partigiana, numerosi per il periodo successivo alla Liberazione), nel percorso sono possibili approfondimenti grazie a leggii tematici, carte geografiche, elaborazioni grafiche, rassegne di fonti fotografiche, filmate e documentarie.

L’azione dei sette fratelli Cervi
L’odio per la guerra è uno dei motivi conduttori dell’antifascismo dei Cervi. La casa dei Cervi diventa un punto di riferimento per tutti coloro che, disposti ad utilizzare ogni mezzo, non vogliono combattere per il fascismo.
Vari episodi testimoniano il rifiuto aperto: il grande coinvolgimento popolare ottenuto con la distribuzione della pastasciutta nella piazza di Campegine, dopo l’arresto di Mussolini e la caduta del Regime, il 25 luglio del 1943; dopo l’8 settembre, con lo sfacelo dell’esercito italiano, la solidarietà con i militari fuggiti, bisognosi di tutto e ricercati dalle truppe naziste e dalla Repubblica di Salò. I Cervi sono tra i primi ad intraprendere l’attività partigiana vera e propria, realizzando con altri compagni i disarmi di alcuni presidi e caserme dei carabinieri nella montagna reggiana e partecipando all’organizzazione del fallito attentato contro il segretario del Partito fascista repubblicano di Reggio. Il 25 novembre del 1943 sono catturati in casa, mentre ospitano altri antifascisti e militari alleati (questi tradotti al carcere militare di Parma) dopo un conflitto a fuoco: il padre e sette figli maschi insieme ad un partigiano lì nascosto (Quarto Cimurri) vengono condotti in carcere a Reggio Emilia. Sono questi otto a cadere fucilati presso il Poligono di Tiro all’alba del 28 dicembre, assassinati per rappresaglia in risposta all’uccisione del segretario comunale di Bagnolo in Piano avvenuta poche ore prima.
Il nome dei Cervi, nonostante il tentativo di occultamento del fatto, diventa immediatamente sinonimo di martirio antifascista; ad essi è dedicato il nome di un distaccamento garibaldino e molti, tra i singoli partigiani, vi si ispirano per il proprio nome di battaglia. Solo a liberazione avvenuta, nell’ottobre del 1945, vengono riesumate le loro spoglie e sono celebrati i solenni funerali a Campegine, dove tuttora si trovano seppelliti.
La casa diviene luogo di un pellegrinaggio ininterrotto. Testimone della tragica vicenda è, sino alla morte nel 1970, il vecchio padre: il suo posto viene poi rilevato dagli altri famigliari, sino alla trasformazione della casa in museo.

under: GATTATICO, INFO RECENTI (Monumenti)

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